IL TAJ MAHAL DI AGRA - UNA MERAVIGLIA DI AMORE

CULTURA

Taj Mahal: dedica di amore eterno, inalterata nel tempo e nello spazio

 

In India, c’è un detto:  chi visita il Taj Mahal, non lo lascerà più, perché resterà nel suo cuore, per sempre.

 

     È forse questo ciò che si prefisse Shah Jahan, imperatore mogol discendente di Gengin Khan, quando commissionò i lavori per la sua costruzione. Egli voleva rendere indimenticabile il ricordo dell’amata consorte, creando un’opera che non ha eguali nel mondo e che avrebbe consegnato ai posteri la loro storia d’amore. Ebbene, nonostante il Taj Mahal di fatto sia una tomba, e nello specifico di fede islamica, per questo motivo, viene definito “emblema dell’amore eterno”. Poeti, scrittori, storici, architetti, studiosi di ogni disciplina, tutti hanno posato gli occhi su questa meraviglia e nessuno è rimasto immune al suo fascino.

 

SusIndia | Taj Mahal di Agra | Ph. Massimo Mazzotta ©

SusIndia | Taj Mahal di Agra | Ph. Massimo Mazzotta ©

 

     Taj Mahal, significa “Corona del Palazzo”, in senso metaforico, perché è questo il nome con il quale l’imperatore si rivolgeva alla sua cara Mumtaz, il cui vero nome era Arjuman Banu Begum, principessa persiana, sposata in seconde nozze, quando ancora erano entrambi adolescenti. Si tratta di un mausoleo eretto nel XVII secolo, quando l’impero mogol era in un periodo di massimo splendore, al centro di scambi economici e culturali, da sempre incoraggiati dallo stesso imperatore, la cui effige circolava persino tra le corti europee. Si dice che l’opera fu espressamente richiesta in punto di morte dalla stessa Mumtaz, che aveva appena dato alla luce il 14° figlio, una bambina, durante una campagna militare nella regione del Deccan, poiché nulla, neanche la guerra, poteva tenerla lontana dall’amato consorte.

 

     La figura dell’imperatore Shah Jahan è certamente molto affascinante e carismatica, ma anche controversa, considerando anche che non ha esitato un momento nell’uccidere tutti i membri della sua famiglia che potessero interporsi tra lui ed il trono. Il suo nome, significa “re del Mondo” ed è ciò a cui l’imperatore Shah Jahan aspirava, ovvero a restare scolpito nella memoria storica per il resto dell’umanità, come le sue creazioni, tra cui il Taj Mahal di Agra – allora capitale dell’Impero – che diresse magistralmente in prima persona.

 

     Sotto il punto di vista architettonico, il Taj Mahal di Agra è sicuramente un’opera eccezionale non solo per la sua grandezza ma anche per i numeri che l’accompagnano: pietre e marmi dal peso approssimativo di dodicimila tonnellate trasportati attraverso l’Hindustan, un numero indecifrabile di pietre preziose incastonate nelle pareti ed utilizzati per riprodurre gli intrecci floreali ottenuti delle porte, tappeti persiani di pregiata fattura, candelabri d’argento e lampade d’oro massiccio, mosaici di pietre preziose posti a chiusura dei sepolcri, ma anche un numero impressionante di operai, dai portantini, agli scalpellini, sino ai maestri delle arti, della calligrafica, mosaicisti, artisti, architetti: un esercito di oltre 20.000 persone che in soli 22 anni presero parte alla creazione di quella che, oggi, è stata dichiarata una delle Sette meraviglie del Mondo Moderno. Una vera opera di ingegneria ed architettura all’avanguardia, soprattutto per la genialità dei sistemi utilizzati per la messa in sicurezza dell’edificio. Il Taj Mahal, sorge infatti sulle sponde del fiume Yamuna, ed al fine di rendere il suolo solido e resistente al peso del mausoleo, furono costruiti dei pozzi come fondamenta, riempiti poi di pietre e calce, sui quali sono state adagiate delle colonne, tenute insieme da archi a volta.

 

    Altro accorgimento adottato a protezione del mausoleo è la lieve pendenza verso l’esterno dei quattro minareti, per cui, all’occhio umano risultano perfettamente verticali ma in caso di calamità naturali come un terremoto, gli stessi crollerebbero verso l’esterno, preservando così la tomba luminosa. Oltre all’edificio principale del mausoleo, dove sono custodite le tombe dell’imperatore e della sua amata consorte Mumtaz, vi sono altre due costruzioni, in arenaria rossa e cupole in marmo bianco, la Moschea posta ad Ovest della tomba e rivolta verso la Mecca, e la Jawab ad Est, eretta per amore della simmetria ed utilizzata come luogo di ricevimento.

 

     Di particolare pregio sono i giardini ad ornamento del mausoleo che seguono la tradizione islamica impartita dal Corano: sono chiamati charbagh (char significa quattro) ovvero quattro giardini creati dall’incrocio di due canali in marmo perpendicolari dove all’epoca scorreva l’acqua ed, a loro volta, divisi in altri quattro giardini con 16 aiuole.  In questo caso, il cenotafio è stato posto al centro del charbagh, in contrasto con l’usanza musulmana di posizionare le tombe solo dopo i giardini. E’ proprio qui, nei giardini, che la Principessa Diana si fece immortalare in uno scatto che è passato alla storia. Cogli anche tu l’occasione di scattarti un selfie sulla stessa panchina.

 

SusIndia | Taj Mahal di Agra | Ph. Massimo Mazzotta ©

SusIndia | Taj Mahal di Agra | Ph. Massimo Mazzotta ©

 

     Se vuoi soffermarti sull’aspetto architettonico del Taj Mahal e sul simbolismo dell’architettura islamica, ti consiglio di leggere “The Complete Taj Mahal” di Ebba Koch, la fonte più autorevole in materia di storia dell’architettura indiana nell’èra Moghul.

 

     La morte di Mumtaz gettò l’imperatore in uno stato di profonda tristezza, che lo tenne lontano dai fasti della corte per anni, dalla musica, e dai piaceri della vita, relegandolo ad una vita dedita alla preghiera. La costruzione della perla dell’India, divenuta oggi simbolo dell’amore eterno agli occhi dei romantici, e settima meraviglia dell’era moderna ha però intaccato fortemente le casse dell’impero. Quando il figlio dell’imperatore Shah Jahan, Aurangzeb, decise di deporre il padre dal trono – come questi fece con il suo, l’imperatore Jahangir – lo imprigionò nella cella del palazzo reale, il Forte di Agra, dal quale egli poteva osservare, giorno dopo giorno, sino alla morte, il frutto in pietra del suo amore per la regina indiscussa del suo cuore, Mumtaz.

 

     Il Taj Mahal di Agra, come ogni sito islamico, è chiuso al pubblico ogni venerdì. Negli altri giorni, è aperto dall’alba sino ad un’ora prima del tramonto. È possibile effettuare visite notturne, durante le notti di luna piena, ma prevedono un numero di ingressi limitato ed una durata di trenta minuti e vanno, pertanto, prenotate con anticipo.

 

Il biglietto per i non residenti è di 1000 rupie.

 

Vietato uso del treppiede e delle calzature. Sebbene all’ingresso ti forniranno di copriscarpe, è bene portarsi anche dei calzini, in inverno il marmo è freddo mentre in estate è bollente.

 

Sito Ufficiale del Taj Mahal 

 

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