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I FIGLI DELLA MEZZANOTTE: SALMAN RUSHDIE E DEEPA METHA

Il mio primo libro di letteratura indiana, ai tempi dell’università, ed il film diretto dalla regista indo-canadese Deepa Mehta

Tanti anni fa, ebbi la grande idea di iscrivermi all’università, alla facoltà di Lingue e letterature straniere della Federico II di Napoli. Diciamo che, per quel poco che l’ho frequentata, posso dirvi di come si stesse bene nel chiostro del cortile a chiacchierare con gli amici, di quanti angoli nascosti ci sono (capisc’ a mme…), del fumo che impregnava le pareti dell’aula studio al piano terra, e di quante volte avrò letto quel mattone del romanzo di Rushdie prima di capire di che diavolo stesse parlando. Eh si perché Rushdie ha questa peculiarità di mescolare la vita reale con personaggi fantastici, fino a renderli incredibilmente concepibili. Questa caratteristica si chiama realismo magico, in cui l’autore opera un vero e proprio “ammisca francesca”.
Ora, per il mio primo esame di inglese non m’è andata tanto male, me ne sono uscita con 28 – buttalo via! – ma devo ammettere che se il caro vecchio Salman mi ha imbriacato il cervello con i suoi sproloqui, io, di contro, l’ho fatto alla mia cara professoressa che, stanca morta per la sessione d’esami, non ha capito niente di quanto ho detto e mi ha dato questo bel voto pur di tornarsene a casa prima che la facoltà chiudesse.

Ora, quando alla FNAC ho trovato il DVD (e che saranno mai € 20,00 per un film tratto da un libro di cui non hai mai capito niente?!) non ho resistito e l’ho preso. Il film è uscito già da marzo 2013 in Italia e la regia è firmata da Deepa Mehta, nata ad Amritsar, la città del Golden Temple, e poi naturalizzata canadese (anche in India c’è la fuga di cervelli).

Riassumo brevemente la trama per chi non avesse letto il libro e neanche visto il film: nella notte della proclamazione dell’Indipendenza dall’Impero britannico, esattamente il 15 agosto 1947, in un ospedale di Bombay, l’infermiera Maria decide di dare il proprio contributo alla causa dell’eguaglianza tra il popolo, scambiando due neonati, venuti al mondo nello stesso momento, e ciò per consentire all’uno di vivere il destino dell’altro. Saleem, figlio di una coppia benestante, viene invece relegato ad una vita difficile, da mendicante, cresciuto solo dal padre cantastorie che gli da nome Shiva (ndr: Il distruttore) mentre il vero Shiva, figlio della moglie del mendicante, e del loro “padrone inglese” (of course!) ormai in partenza per la madrepatria, viene consegnato alla famiglia di alto ceto.
Ma non finisce qui! Tanto per fare concorrenza a Beautiful con una trama super complicata…. allo scoccare della mezzanotte, infatti, come Saleem e Shiva, sono nati altri 999 bambini: sono i figli della mezzanotte ed ognuno di loro possiede doti straordinarie, un po’ come nel film “The Avengers”, in cui tutti i personaggi hanno dei superpoteri, con la differenza che qui siamo nell’India del periodo post-coloniale e le cose non vanno bene neanche per i nostri supereroi locali.
Le storie dei nostri personaggi si incrociano e, saltando di generazione in generazione (improvvisamente la famiglia del protagonista sparisce dalla scena o forse mi sono semplicemente addormentata), riescono ad incontrarsi grazie a Saleem, capace di penetrare nel cuore e nella mente degli uomini, il quale li attira a sé ogni volta che ne sente il bisogno. Non sto a raccontarVi ovviamente nei minimi particolari la trama di questo film e, a dir la verità, credo che neanche Deepa Mehta sia riuscita pienamente a portare sul grande schermo il romanzo di Rushdie…..beh forse sarebbero occorse almeno altre due ore!!
Per questioni di gusti personali, mi è piaciuta poco la sovrabbondanza di realismo magico (ndr.: odio i fantasy e pure i cartoni animati!) ma posso affermare che la descrizione degli eventi dell’epoca, le continue lotte fra musulmani e induisti, fra Pakistan e India, la nascita del Bangladesh, lo stato di emergenza imposto da Indira Gandhi (mi vengono i brividi se ci penso!)…. in poche parole, l’aspetto storico del film, mi è piaciuto molto di più.

In pratica, Rushdie non mi aveva appassionato all’università ed un film tratto dal suo romanzo non mi ha infiammata oggi. La vena ironica, con il film, si attenua un’antecchia (se avete letto tutti i miei articoli dovreste sapere cos’è un’antecchia), anche se ho molto apprezzato la Gandhi nella versione “strega cattiva”, e mi ha ricordato Crudelia Demon ne La carica dei 101.

Fondamentalmente, resta un film da vedere, e se, come me, ancora non avete visto gli altri film della Mehta, è comunque un buon inizio. Il trailer può darvi un’idea di ciò che andrete a vedere

Di seguito, la filmografia della regista indo-canadese tratta da Wikipedia.

• Sam & Me (1991)
• Camilla (1994)
• Fire (1996)
• Earth (1998)
• Bollywood/Hollywood (2002)
• Republic of Love (2003)
• Water – Il coraggio di amare (2005)
• Heaven on Earth (2008)
• Luna (2008)
• Exclusion (2009)
• I figli della mezzanotte (2013)

Chi ben comincia è a metà dell’opera……

3 Commenti

  • cristina ha detto:

    mah… l’hai letto in inglese?? della versione in italiano che ho letto io penso che, se ne avesse fatto 100 pagine in meno, ecco forse sarebbe stato meglio…

    • Susindia Susindia ha detto:

      Ciao Cristina, si lo lessi in inglese illo tempore all’università…aaargh, ma sai, forse lo rileggerò nuovamente, magari dopo essere stata in India, capirò molto di più….(o forse no ahaha).
      Water ancora non l’ho visto, ce l’ho in elenco ed è tra i prossimi, non so perchè ma sento che mi piacerà! A presto

  • Cristina ha detto:

    Visto che indichi la filmografia di Deepa Mehta.. a me è piaciuto molto Water, eccezionale la fotografia…

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